Se cerchi uno psicologo per adolescenti a Roma, quasi sempre non stai cercando per te. Stai cercando perché qualcosa a casa non funziona più e non sai da che parte prenderlo.
Tuo figlio non vuole andare a scuola. Si comporta in un modo che non riconosci. Frequenta persone che non ti piacciono. Oppure la scuola ti ha chiamato, e ti è stato fatto capire che senza una dichiarazione dello psicologo l’anno è compromesso.
In tutti questi casi la richiesta arriva già formulata così: mio figlio ha un problema, sistemalo.
Perché il primo incontro è con tutta la famiglia
Il primo incontro lo faccio con i genitori e il ragazzo insieme. Dopo una ventina di minuti chiedo ai genitori di uscire e resto solo con lui. Alla fine rientrano tutti.
Non è una formalità organizzativa. È il modo in cui si guarda la cosa. Un comportamento non nasce dentro una persona sola, nasce dentro un sistema di relazioni, e per vederlo servono le persone che quel sistema lo fanno. Se il ragazzo lo vedessi solo, mi arriverebbe una versione. Se vedessi solo i genitori, un’altra. Le due versioni insieme dicono qualcosa che nessuna delle due contiene.
Il ragazzo deve esserci. Non è un dettaglio negoziabile: senza di lui non c’è terapia, c’è una consulenza ai genitori, che è un’altra cosa. Anche i genitori devono esserci, almeno all’inizio. Chi accompagna il figlio alla porta e aspetta fuori sta chiedendo una riparazione, e la riparazione non è quello che succede qui.
Cosa si vede, quando si guarda
Capita spesso che arrivi un ragazzo descritto come aggressivo. Ha alzato la voce, ha dato un pugno al muro, la scuola lo ha sospeso. Nel racconto dei genitori è diventato qualcuno che non riconoscono più.
Poi, quando resta solo nella stanza, viene fuori altro. Che si sente osservato. Che quando qualcuno ride in classe pensa che stiano ridendo di lui. Che risponde prima ancora di essere attaccato, perché ha imparato che conviene. Quello che da fuori sembra aggressività, da dentro è una difesa che parte troppo presto.
Cambia tutto, perché su un ragazzo aggressivo si può solo mettere una regola in più. Su un ragazzo che si aspetta di essere preso di mira si può lavorare.
Nel concreto significa lavorare su tre cose:
- capire cosa succede prima dello scatto, perché lo scatto è l’ultimo pezzo, non il primo
- separare quello che succede davvero da quello che si teme, che quasi sempre non coincidono
- rimettere i genitori al loro posto, che non è quello di controllori né quello di spettatori
Come funziona
Sedute di 50 minuti, con cadenza settimanale, in studio a Roma o online in videochiamata. La frequenza si adatta nel tempo. Il percorso con un adolescente può essere breve, non è detto che debba durare anni.
Prima di fissare il primo incontro facciamo una telefonata conoscitiva di quindici minuti. Serve a te per capire con chi hai a che fare, e a me per capire se posso esserti utile. Non c’è nessun impegno.
Telefono: 328 752 0668
Adolescenti
Ritiro sociale: quando un ragazzo si chiude in camera
Il ritiro sociale di un adolescente non è pigrizia, è...
Leggi di piùConosci davvero tuo figlio?
Molti adolescenti pensano che gli adulti non li capiscano. Non...
Leggi di piùPerché i ragazzi oggi hanno ansia
L'ansia negli adolescenti è aumentata nettamente. Non è fragilità né...
Leggi di piùVedi tutti gli articoli su Adolescenti